Veneto

L’Osteria senz’Oste di Valdobbiadene

Valdobbiadene è la patria del prosecco, quel pregiato vino bianco dal sapore aromatico e leggermente amarognolo prodotto in Friuli e in Veneto, che tanto dà lustro alle nostre zone.

Questo vino, conosciuto un tempo come pucino, era noto sin dall’antichità per la sua bontà, ma anche per le presunte doti curative: si racconta che Livia, la seconda moglie di Augusto, ne facesse uso quotidianamente (forse per questo ha compiuto ottantasei candeline?). Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, celebrava il vino pucino; quel vino che si presume fosse prodotto nell’antico castellum Pucinum, un colle sassoso sopra le foci del Timavo, attuale Duino.

Dalla morte di Livia, pare che il vino pucino non appaia più nelle fonti. Ritornerà ad essere citato nei primi anni del Cinquecento, per poi essere battezzato sotto il nome di prosecco, come l’omonima località triestina.

Il prosecco è prodotto in gran parte nelle zone di Conegliano e di Valdobbiadene; località intrise di storia, cinte da filari, ma anche ebbre di vino (e anche noi viaggiatori, del resto, non possiamo farcelo mancare…).

Ho trascorso il mio ferragosto proprio a Valdobbiadene, per scoprire alcuni luoghi iconici di questa terra di vini e viti. Al mio arrivo, ne sono rimasta incantata: un percorso panoramico mi ha condotta in un piccolo paese incorniciato dalle viti.

Dopo aver visto la piazza della città, la Chiesa di Santa Assunta e il campanile, mi sono fermata a Villa Piva, detta dei Cedri, una costruzione ottocentesca in stile liberty, che un tempo ospitava un opificio. Nel giardino, aperto al pubblico, ho aperto la mia borsa da picnic e mi sono fermata per pranzare; da lì a poco mi aspettava un tour de force mica da ridere.

Pochi giorni prima, mi avevano consigliato di andare a Valdobbiadene e mettermi alla ricerca dell’Osteria senz’Oste. Nonostante l’informazione sia ormai figlia della rete, per me funziona ancora il vecchio e caro passaparola. Senza pormi troppe domande, ho deciso di ascoltare questa dritta e mi sono imbarcata in questa nuova avventura.

Con coraggio, ho deciso di percorrere la tortuosa e difficile strada del prosecco, per arrivare nel casolare di un oste nascosto, ma che ha tante parole quante bottiglie di vino.

Voglio raccontarvi una storia: sedetevi su una sedia, prendete un bicchiere di prosecco, e ascoltate le “parole” di Cesare De Stefani, l’oste che non c’è:

«Una volta, in cima al Colle delle Cartizze, c’era un vecchio casolare. Lo possedeva la mia famiglia da tanto tempo, addirittura dall’Ottocento. Io, però, avevo deciso di non trasformarlo in un’attività commerciale; mi piaceva riunirmi lì di tanto in tanto con parenti e amici per bere un buon vino o assaggiare i salumi che produco. Col passare del tempo, capitava sempre più spesso che, in mia assenza, ritrovassi sparsi per il mio casolare diversi bigliettini lasciati dagli amici quando erano rimasti a bocca asciutta. Si sa, senza vino e salame, non si sta così bene. Allora, mi sono deciso: ho lasciato la mia cucina sempre aperta, offrendo il mio vino e i miei prodotti proprio su quei tavoli. All’inizio, i prodotti avevano soltanto l’indicazione del loro valore, ma l’offerta era libera, da salvadanaio. Negli ultimi tempi, oltre ad aver comprato un registratore di cassa, ho allestito delle macchinette che riforniamo continuamente con vino, formaggi, etc. Pensate, ci sono addirittura le bottigliette d’acqua!»

All’Osteria senz’Oste mi sono sentita per un attimo fuori dal tempo: i piccoli tavoli con le tovaglie a quadretti bianchi e rossi, le due caprette a cui è meglio non dare da mangiare (Rosetta soffre di colite), le bottiglie di vino con le etichette scritte a mano, mi hanno fatto fare un tuffo in quel passato che ci raccontano i nostri nonni.

Il cascinale è tra le vigne e offre una vista mozzafiato: in estate, i colori dei vitigni sono così luminosi e brillanti, che sembrano abbagliarci. Si sa, il vigneto ha le sue stagioni, ma in estate è di un bel verde acceso. Tra maggio e giugno germogliano nuovi tralci, che aspettano di essere selezionati per la vendemmia settembrina. Proprio in questo periodo, vi consiglio di affacciarvi su questo panorama incredibile!

Ricordate che è sempre meglio guardare davanti a voi con in mano una bottiglia di un buon prosecco. Io ho assaggiato un vino dall’etichetta scritta a mano, che recita: Vin col fondo da soppressa e formai. Sebbene io non sia un’intenditrice di vini, da frequente consumatrice, direi che è stata la scelta giusta. Infatti, la bottiglia è tornata a casa quasi vuota…

Mentre mi guardavo attorno, vedevo guance rosse, visi felici e tanta condivisione: non solo tra le famiglie, le coppie e le comitive di amici, ma proprio in tutta la comunità raccolta da un intento comune: vivere una giornata indimenticabile gustando i prodotti del nostro territorio.

Salita sulla cima del colle Cartizze mi sono persa tra i filari, le viti e quegli angoli di bellezza che non sono scritti sulle cartine, ma si trovano seguendo un’emozione, un’impressione, insomma, quel pizzico di cuore che ci serve ogni giorno per vedere quel bello non scontato, ma che ci scuote tutti dalla testa ai piedi.

Baciata dal sole, ma anche dal vino, mi sono sentita proprio felice!

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