‘Ntoni è ritornato alla Casa del Nespolo dopo cinque anni di carcere, a cui era stato condannato per aver accoltellato don Michele, il brigadiere delle guardie doganali, quando si dedicava al contrabbando.

Ormai è sera. ‘Ntoni torna alla casa del nespolo e viene accolto dal cane che abbaia: non viene infatti riconosciuto dall’animale. Quando entra in casa, la sua famiglia e in particolare il fratello che gli apre  la porta stentano a riconoscerlo: barba lunga, tutto impolverato, ‘Ntoni è cambiato, e non solo nell’aspetto fisico che risulta trascurato.

Dopo aver cenato in fretta e in totale silenzio in un angolino della cucina, ‘Ntoni si prepara ad ad abbandonare definitivamente la casa natale: suo fratello Alessi e la moglie lo invitano a restare, ma egli non può che sentirsi un estraneo, rispetto a quel mondo di cui ha violato tutte le regole; ‘Ntoni vuole andarsene, perché la minestra in quella casa per lui è veleno. Prima di abbandonare di nuovo la famiglia, chiede notizie degli altri componenti, in particolare del nonno e di Lia.

Prima di andarsene, ‘Ntoni fa un giro per la casa: visita la cucina e la camera da letto che fanno riaffiorare nella sua mente molti ricordi legati alla vita precedente. Durante il giro ‘Ntoni e il fratello vedono una coppia bisticciare e ‘Ntoni riflette, pensando che tanto quei due andranno a dormire in casa loro, come una famiglia normale. Allora Alessi gli fa notare che anche lui avrebbe potuto intraprendere una vita normale; ma il fratello ripensa a tutte le vicende passate e risponde che se ne sarebbe dovuto andare, per soffrire di meno.

I due si lasciano con un abbraccio, e ‘Ntoni parte, lasciandosi dietro il latrato del cane, che lo aveva accolto poco prima. Si siede sul muricciolo, e ripensa; pensa al rumore del mare, un rumore amico. Poi inizia a scorgere le prime costellazioni che svaniscono, il cielo si rischiara e il sole sorge. ‘Ntoni si desta prima che qualcuno possa scorgerlo.

‘Ntoni sa che l’abbandono definitivo del paese, della casa e della famiglia coincide con la perdita della propria identità: «Andrò lontano, dove troverò da buscarmi del pane, e nessuno saprà chi sono». La sua sofferenza si esprime attraverso i suoi atteggiamenti ed i suoi gesti, dal mangiare «in silenzio» al guardarsi intorno «con gli occhi lustri».

Il motivo conduttore del finale è il contrasto tra la continuità e il cambiamento. Alessi rappresenta la continuità mentre ‘Ntoni, che ha tradito l’etica della solidarietà e dell’onore, è ora come l’ostrica staccata dallo scoglio, portato di qua e di là. ‘Ntoni è un escluso perché, ribellandosi a quel mondo, se ne è estraniato per sempre: egli è interiormente cambiato, ha imparato che fuori da Aci Trezza il mondo è diverso e proprio per questo vuole tornare a rispettare i vecchi valori che aveva precedentemente rifiutato. ‘Ntoni, mentre rivisita la sua casa, rimpiange l’unità della famiglia, ma sente che non può più condividere quel mondo, è consapevole di esserne escluso ed è costretto a fuggire per la seconda volta. Proprio ‘Ntoni è simbolo di solitudine ed esclusione, egli è il preludio della crisi di certezze tipica dell’arte del Novecento.

L’intensità dell’episodio è data da uno stile scarno e allusivo, dai silenzi che sottolineano le emozioni dei fratelli e dall’atmosfera notturna, resa dal discorso indiretto libero.

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