I° edizione del 1891, II° edizione del 1892, III° edizione del 1894, IV° edizione 1897, V° edizione 1900. Ci sono IX° edizioni totali. Pascoli interviene sulla raccolta più volte e aggiunge vari testi, quindi è una raccolta che cresce su se stessa, ma questo vale per tutte le sue opere. È come se Pascoli lavorasse sempre sullo stesso nucleo, seguendo una spirale, viene trattato sempre lo stesso tema, ma in maniera approfondita e aggiornata.

Myricae è un termine latino che indica le tamerici, degli arbusti bassi. Il titolo della raccolta è ripreso da un passo di Virgilio presente nella IV ecloga delle Bucoliche che recita Non omnes arbusta iuvant humilesque Myricae, cioè Non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici.

Pascoli riprende questi versi e li mette nel frontespizio della prima edizione, ma toglie le parole non omnes, quindi il significato varia e si vuole far capire che si andranno a rappresentare oggetti umili, modesti come le piante di tamerici.

La poesia di Myricae viene considerata agreste a causa dello sfondo campagnolo e delle descrizioni delle attività lavorative, delle stagioni e del loro avvicendarsi, i ritmi del lavoro e gli animali; poco presenti sono gli uomini e se vengono citati sono solo figure di sfondo. Oltre alla campagna vengono toccati temi legati alla morte, alle persone scomparse, alla memoria; è una poesia di dolore e lutto.

La natura viene concepita diversamente da Leopardi, poiché Pascoli ne ha una visione positiva. Egli sceglierà di andare a vivere in campagna, in mezzo alla natura, dove è possibile una vita secondo ritmi e tempi che sono più vicini alla sensibilità dell’uomo e dove può sentirsi più protetto; a differenza della città dove l’uomo non è protetto, si spersonalizza, passa da individuo a massa, cambia, perde la serenità.  La natura è idealizzata: in realtà la vita dei contadini è dura, faticosa, il lavoro massacrante, non sempre coronato da soddisfazione.

La realtà è fantastica e non realistica e violenta come quella rappresentata da Verga nella Vita nei campi e nelle Novelle rusticane. La sensibilità di Pascoli rimanda al Decadentismo: egli proietta i suoi sentimenti sulla natura, specchio di inquietudini, angosce e ricordi.

Pascoli ripropone le forme metriche della tradizione italiana, ma le scardina dall’interno: la raccolta Myricae è caratterizzata da componimenti brevi, privi di nessi logici, ricchi di interpunzioni, incisi ed enjambements. È una poesia in cui prevale la coordinazione sulla subordinazione, dipende anche dal fatto che se la realtà ha dei nessi che non possono essere colti, questo si deve notare a livello sintattico.

Inoltre, si dice che Pascoli abbia un raccordo eretico con la tradizione italiana che è sia di accordo, come per l’uso del sonetto, che di rottura, come l’utilizzo nuovo della punteggiatura.

Per quanto riguarda il linguaggio di Pascoli, Contini lo ha suddiviso su tre livelli:

  • Grammaticale: la lingua utilizzata è quella codificata dalla grammatica.
  • Agrammaticale: uso di parole che non appartengono all’uso comune come le onomatopee.
  • Postgrammaticale: uso di un linguaggio specifico e settoriale.

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