Pascoli non illustra in modo sistematico la propria poetica, scrive però il saggio “Il Fanciullino” nel 1903, che ne riassume le caratteristiche principali.

Ogni uomo ha dentro di sé un fanciullino, che continua a vivere anche quando diventiamo adulti, ma in molti non riescono a sentirlo e non hanno coscienza di lui. Il poeta continua invece a rimanere in contatto con questo fanciullo che modifica il suo sguardo, le sue modalità di percepire il mondo e gli permette di osservare cose che l’adulto non nota. Il fanciullo tende ad osservare cose che l’adulto non nota e tende ad ignorare.

Pascoli sostiene che in ognuno di noi esista un fanciullo e che tutti gli uomini l’abbiano conosciuto quando erano piccoli, ma crescendo se ne siano dimenticati. Anche se l’adulto e il poeta guardano la stessa cosa, la vedono in maniera diversa: il fanciullo/poeta vede cose piccole che in realtà sono grandi e viceversa, o dà importanza a cose a cui gli adulti non badano neppure.

Inoltre, il fanciullino nota la  vita nelle cose di tutti i giorni (alberi, sassi, bambole) e dà nomi alle cose, ricreando e reinventando il mondo. Dato che il fanciullo ama le cose semplici, il poeta rispecchia il suo modo di essere tramite parole che non fanno parte della poetica tradizionale, ma avvia un’estensione degli argomenti e degli oggetti che di solito essa esclude.

Pascoli predilige gli oggetti umili e modesti, scelta in linea con l’idea di poeta-fanciullo. Il fanciullo è ingenuo e spontaneo, non può quindi essere un retore, vate (profeta), oratore e non può esprimersi con eleganza retorica. 

Per quanto riguarda la realtà, la rappresentazione non è esaustiva: non vengono rappresentati tutti i dettagli di un luogo, ma solo singoli particolari, lo sguardo del bimbo è vergine quindi non è interessato all’oggetto intero, ma coglie una soggezione che è legata a un singolo particolare che poi diventerà poesia, è per questo che si parla di poetica dell’impressione dove la realtà non è rappresentata con realismo.

Il fanciullo è il nostro io più profondo e più vero, nascosto tra le pieghe del nostro cuore.

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